Vittorio Centanaro


Biografia

estratti da articoli di Paolo Lingua e Viviane Ciampi

Nato il 21 aprile nel 1929 da una famiglia di modeste condizioni economiche (il padre, vigile del fuoco, sarebbe morto appena cinquantenne, lasciando in difficoltà la moglie e due figli, dei quali Vittorio è il maggiore), non studia mai musica regolarmente e avrà, per modo di dire, un maestro solo dopo i 23 anni. A 13 anni su una vecchia chitarra scassata trovata in casa e poi, poco dopo, su uno strumento a 7 corde – che poteva eseguire pezzi per liuto – che il padre era riuscito a regalargli, impara da solo la letteratura musicale per chitarra classica, copiando, grazie a una splendida calligrafia, migliaia di pagine di musica trovate in biblioteca, dal momento che non si può permettere il lusso di comprare gli spartiti. A 16 anni abbandona gli studi regolari, rinunciando a diventare ragioniere, e s’impiega, dopo un concorso, alle Poste Italiane dove rimane per oltre quarant’anni. La sua adolescenza e la sua giovinezza sono scandite da  una travolgente e febbrile passione musicale,  tutta concentrata su un genere poco popolare, quale la chitarra classica, vista con diffidenza e distacco anche nei Conservatori, dove comincerà a essere insegnata regolarmente solo all’inizio degli anni Settanta.

Nei confronti della chitarra ha un vero culto, ma è attirato da tutta la musica classica, oltre che dalla musica colta, di corte e d’intrattenimento dal Medioevo al Rinascimento, sino ai secoli XVII e XVIII.

Alla fine degli anni Cinquanta, comincia a frequentare i futuri protagonisti del mondo dello spettacolo, proprio a Genova, alla “Borsa di Arlecchino”: Paolo Poli, Aldo Trionfo, Carmelo Bene (Vittorio Centanaro cura per quest’ultimo il commento musicale dello spettacolo “Doctor Jackill and Mister Hyde”). Poi  entra, fisiologicamente, nel giro dei cantautori genovesi: Gino Paoli, Bruno Lauzi, Fabrizio De Andrè. Di quest’ultimo, è uno dei primi collaboratori stretti e mette a punto gli arrangiamenti di alcuni brani celebri: “La guerra di Piero”, “Fila la lana”, “Si chiamava Gesù”. De Andrè in un suo scritto è prodigo di elogi per l’amico Vittorio, definito una delle persone più pulite che abbia mai conosciuto. Poi scrive e parla di lui come di un eterno bambino. Non è un giudizio riduttivo: Centanaro è davvero il fanciullino pascoliano, nel senso che per lui la percezione, la fruizione e la costruzione dell’arte – sia essa esecuzione o addirittura composizione creativa – avvengono con un percorso diretto, senza mediazioni, in un contesto di sapiente intuizione e di altrettanto libera stupefazione.

Il 1968 segna la piena maturità di Vittorio Centanaro che ha messo insieme un “duo” di felice successo con Luciano Winderling che (…) dispone di una vocalità confidente, aperta, simpatica e stilisticamente agguerrita. Si esibiscono al Teatrino di Piazza Marsala in una serie di spettacoli che suscitano curiosità ed entusiasmo: in essi si ripropone la poco conosciuta ricerca della colta ed elegante musica di corte, soprattutto d’ispirazione francese, dei troubador medievali, rinascimentale e barocca. I testi vengono tradotti ed elegantemente riadattati dallo stesso Winderling e da Giulia Lupi, moglie di Centanaro. Nasce così il 33 giri di grande successo Viva la Rosa, pubblicato a Milano nel 1972 e che da decenni è esaurito e introvabile.

Negli anni successivi, Centanaro si dedica all’accompagnamento musicale di spettacoli di prosa e di serate di poesia. Collabora con Daisy Lumini, Arnoldo Foà, Eros Pagni, Ugo Maria Morosi, Ugo Pagliai, Vittorio Gassman, Andrea Giordana, Gianrico Tedeschi, Tullio Solenghi, Pier Luigi Delucchi, indimenticabile inventore del Teatro Instabile nell’epoca gloriosa di via Trebisonda (dove ‘nascono’ anche Antonio Ricci, Lorenzo Beccati, i disfartisti e Beppe Grillo). A partire dalla prima metà degli anni Settanta, inizia la sua attività parallela di insegnante. Era balbuziente Vittorio. Forse per troppo entusiasmo nei confronti della vita o perché la parola lo sottraeva a un sogno di musica continua dentro di sé. Suonava, ora come dinnanzi a un fiume in piena, ora in una sorta di calma vorace. Come per destino ha trasmesso le sue qualità artistiche alle adorate figlie, Michela e Valentina che vegliano (insieme a Giulia Lupi) a preservarne la memoria. In tempi d’incertezza come questi la cosa ci rassicura: le note delicate della sua Ramirez, la sua essenza gentile accompagneranno a lungo la nostra terrena avventura.


Viva la rosa. Un disco alla memoria

Viva la Rosa e altre storie è un disco uscito nel 2015 in omaggio a Vittorio Centanaro e alla sua carriera musicale. Un CD Devega allegato a Viaggio in Liguria (Fondazione Regionale per la Cultura) che contiene Viva la rosa, album scritto e interpretato nel 1972 con Luciano Winderling, gli otto brani su testi poetici di Paolo Lingua, cantati dalla moglie Giulia Lupi al Concerto di Portofino del 1981, e ancora alcuni brani in duo con la figlia Michela.

Un vasto universo musicale e un repertorio colto, leggero e drammatico ad un tempo, incentrato sul suo virtuoso temperamento di chitarrista classico ed arrangiatore e sull’inestinguibile curiosità di cercatore di motivi antichi, rinascimentali, della tradizione napoletana o francese e sudamericana e dei più significativi brani per chitarra classica.

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Con Fabrizio De André

estratti da un articolo di Luigi Viva

L’amicizia e la successiva collaborazione con Vittorio Centanaro orientarono De André – soprattutto per la prima parte della produzione – ad approfondire la musica medioevale dei trovatori e dei trovieri riuscendo così ad elaborare una proposta sì popolare, ma dai contenuti musicali e letterari sofisticati. Di questo periodo La Guerra di Piero e La Città Vecchia rappresentano le vette più alte, unitamente alla nostalgica e struggente Valzer Per un Amore.

Racconta personalmente Vittorio:

Proprio in quel periodo abbiamo fatto una specie di spettacolo al Circolo della Stampa a Genova con Paoli, Arnaldo Bagnasco e Fabrizio. Io suonavo e loro cantavano e recitavano. Penso che sia veramente grandissimo, io Vittorio Centanaro, considero Fabrizio De André il cantautore poeta, il maggiore esponente della poesia cantata. Rimane il mio preferito sia tra i genovesi che tra gli altri italiani, lui è uno dei più grandi cantautori di questo secolo. Fabrizio ha seguito la strada indicata da Brassens che rimane il patriarca, è lui che ha dato, che ha consigliato, che ha ricercato. Fabrizio questa ricerca l’ha proseguita, l’ha portata avanti. Il nostro incontro risale al 1957 al Lido di Albaro. Abbiamo collaborato per diverso tempo, ricordo ancora quando siamo partiti per Roma, era il luglio del ’64, per incidere La Guerra di Piero.

La collaborazione con Centanaro, cementata da una grande amicizia, pur saltuaria proseguirà per diverso tempo. Il 17 luglio 1964 armati delle loro chitarre Fabrizio e Vittorio partono alla volta di Roma. Con loro lo spartito sul quale hanno elaborato l’arrangiamento di quello che è considerato un pezzo storico. Gli arrangiamenti di Centanaro sono improntati sulle due chitarre, sul liuto suonato da Fabrizio e sul basso di Pierazzuoli. Le sessioni avverranno il 18 e il 25 luglio 1964 agli studi Dirmapron. Ben diversa la situazione sul lato B con Fila La Lana. Dice Vittorio:

Fila la lana è una canzone popolare francese del XV secolo. Ricordo ancora quando io e mia moglie andammo a trovare Fabrizio che era alle prese con l’influenza. Mia moglie canta molto bene soprattutto certe ballate, fu così che gli facemmo ascoltare questo pezzo antico che a lui piacque moltissimo, tanto che ne fece una bellissima versione.

Anche Si chiamava Gesù è uno dei brani più belli dell’intera produzione dell’artista genovese. Il testo come l’interpretazione sono particolarmente sentiti, evidente in Fabrizio il rispetto e l’ammirazione per la figura di Cristo, nata durante una lezione al liceo. Straordinaria la parte musicale eseguita in solitario dalle chitarre classiche di Fabrizio De André e Vittorio Centanaro accompagnati dal solo contrabbasso. I due impreziosiscono il brano con una serie di virtuosismi chitarristici che rendono ancora più unica questo canzone.

Racconta dal canto suo Fabrizio:

Vittorio Centanaro aveva acquistato un libercoletto di pezzi medievali francesi ed anche la musica del Re Sole, da lì ne ho approfittato per prendere il coro de L’Infanzia di Maria. Conteneva pezzi tra il quattordicesimo ed il quindicesimo secolo, lo aveva portato dalla Francia è mi è stato utile.


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